Big Data e privacy: lasciate ogni speranza o voi ch’ accettate

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25.01.2018 admin Blog

I Big Data e il loro uso nelle aziende

Big Data e privacy, un tema sempre più scottante con l’evolversi delle tecnologie.  L’uso in continua crescita dei Big Data da parte delle aziende private, li hanno fatto diventare un fattore strategico decisivo nella produzione, nel rimanere competitivi sul mercato e nell’innovazione e digitalizzazione delle imprese. E sono gli stessi consumatori ad alimentare i processi dei Big Data consegnando le proprie generalità ma non solo. Quello che viene tracciato sono i nostri gusti, i nostri interessi, le nostre opinioni, i consumi, gli spostamenti e le nostre preferenze riguardo tantissimi settori.

I soggetti interessati a tutti questi dati sono principalmente nei settori bancario, assicurativo, di ricerca ma anche di sicurezza. L’elaborazione di questi dati e il loro uso può portare ad un miglioramento soprattutto in alcune aree della vita pubblica, come: biometria, domotica, trasporti intelligenti etc. Tutto ciò può incidere direttamente nel nostro stile di vita, cambiando le nostre abitudini, il nostro modo di interagire nel quotidiano e di rapportarci all’interno della società. Oltre ai benefici sociali ci sono, ovviamente, anche i benefici che le aziende traggono da tutto ciò. Tramite gli algoritmi generati dai Big Data possono orientare le nostre scelte e i nostri comportamenti (soprattutto in fase d’acquisto), indirizzandoci in modo sempre più preciso e customizzato.

Quali sono le soluzioni possibili?

Da qui nasce, però, una domanda spontanea a cui ha provato a rispondere anche Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, in una intervista effettuata da Luigi Crimella per conto dell’Università LUMSA. Deve essere stabilito un limite per l’utilizzo dei Big Data per invadere la riservatezza delle singole persone? Secondo Soro è “fondamentale proteggere il flusso dei dati, per mantenere il controllo di essi e proteggere la nostra privacy. Le nuove potenzialità – aggiunge Soro – offerte dalle innovazioni tecnologiche devono essere accompagnate da rigorose misure che impongano la trasparenza dei dati raccolti e delle modalità con le quali sono gestiti”.

Appare chiaro quindi che I big data sono una vera e propria riserva energetica. Dicono tutto di noi, come consumatori, come elettori, come opinione pubblica. Chi li possiede ed è in grado di interpretarli ha in mano un potere immenso. In una società dove condividere informazioni personali per accedere ad ogni servizio diventa la norma. Dove algoritmi proprietari prendono decisioni per gli utenti in base ai loro dati. Il risultato può essere soltanto uno: una pericolosa asimmetria di potere tra il detentore dei dati e l’individuo.

Possibili sviluppi futuri

Al giorno d’oggi si relaziona alla sfera della privacy tutta una serie di situazioni che variano su uno spettro estremamente vasto, ad esempio: la copertura delle parti intime del proprio corpo; l’uso di tende alle finestre di casa; la pubblicazione delle intercettazioni di un personaggio politico; l’ingiunzione a consegnare i libri contabili di un’azienda durante un processo; il diritto di segretezza del voto; la raccolta indiscriminata di informazioni personali da parte dei governi; la costruzione di pubblicità ad hoc in base ai dati di navigazione online. Bisogna sfatare un mito: l’anonimato in rete non esiste. Il percorso potrà essere complicato, potrà servire del tempo, potrà essere necessaria la cooperazione giudiziaria internazionale, ma alla fine si arriva sempre ad un nome e un cognome.

Chissà magari nel prossimo futuro verrà inventato un algoritmo che ci garantirà la privacy così come la intendiamo noi!