La computer science è donna: ecco le 5 che ne hanno fatto la storia

K2NewsLa computer science è donna: ecco le 5 che ne hanno fatto la storia
8.03.2018 admin News

Prima che Bill Gates o Steve Jobs scrivessero alcune tra le pagine più importanti della moderna storia dell’industria informatica. Già, prima ci sono state tante donne in grado di contribuire fortemente al settore della computer science, ai suoi albori. Donne che oggi chiameremo “nerd” e che Nel XX secolo erano studiose e appassionate di matematica e di nuove tecnologie. Donne che si sono cimentate (con successo) in un settore in fase di sviluppo, dalla forte connotazione maschile.

In realtà, già un secolo addietro Ada Lovelace (1815 -1852), figlia del celebre poeta romantico Lord Byron, passava alla storia come la prima programmatrice al mondo. Scrisse il primissimo algoritmo informatico e collaborò con il matematico Charles Babbage alla realizzazione della macchina analitica.

Dopo di lei, il XX secolo vede l’avvicendarsi di informatiche, scienziate, ricercatrici, innovatrici, top manager di aziende tecnologiche che hanno contribuito allo sviluppo delle nuove tecnologie. Sono figure importanti, perciò non vanno dimenticate. Soprattutto perché possono essere d’esempio alle generazioni presenti e future di giovani donne interessate all’innovazione tecnologica.

Oggi è l’8 Marzo, Festa della Donna.
Noi la festeggiamo facendovi conoscere le storie di donne eccezionali che hanno fatto la storia della tecnolgia!

Ecco quali sono le 5 donne che hanno influenzato la storia della computer science.

Hedy Lamarr: la femme fatale che inventò il wireless (1914-2000).

Bellissima e fatale, è stata attrice e scienziata. Nata a Vienna, per intraprendere la carriera artistica ha rinunciato al corso di laurea in Ingegneria. A lei si deve l’invenzione, nella prima metà degli anni ‘30, di un sistema di modulazione per codifica d’informazioni da trasmettere su frequenze radio. Esso avrebbe consentito di comandare a distanza siluri e mezzi navali. Lamarr ha brevettato il sistema insieme a un amico, il compositore George Antheil. Questo suscitò subito l’interesse di servizi segreti e apparati militari, mettendo così le basi non soltanto della crittografia, ma anche della telefonia mobile e dei sistemi informatici wireless.

Katherine Johnson: il piccolo genio che ha aiutato gli astronauti (1918).

Genio della matematica sin da bambina, diplomata alle scuole superiori a soli 14 anni. Fu subito notata da un docente della sua università, la West Virginia State University. In seguito fu invitata a seguire corsi avanzati di matematica analitica ideati su misura per lei. Assunta come matematico alla Naca, National Advisory Committee for Aeronautics, poi diventata Nasa. Lì contribuì al calcolo della traiettoria del volo spaziale Alan Shepard, il primo lanciato nello spazio dagli statunitensi nel 1959. Si occupò della verifica dei calcoli matematici relativi all’orbita intorno alla terra di John Glenn nel 196. E infine calcolò la traiettoria di volo dell’Apollo 11 nel suo primo volo sulla luna nel 1969.

Karen Spärck Jones: la signora a cui Google deve dire grazie (1935-2006).

Se abbiamo i motori di ricerca li dobbiamo anche a questa donna. Karen Spärck Jones è una delle figure principali nella storia dello sviluppo dei search engine come li conosciamo oggi. Nata nello Yorkshire, in Gran Bretagna da padre inglese docente di chimica e madre norvegese. Laureata in Filosofia, è diventata insegnante prima di dedicarsi alla Computer Science. Sposata a uno scienziato informatico, nel 1972 ha pubblicato “A statistical interpretation of term specificity and its application in retrieval” che introduce il concetto di inverse document frequency. Si tratta di uno dei principali componenti della classifica degli algoritmi per ricavare automaticamente un testo da un indice di documenti. All’epoca era solo una teoria statistica. Nel 1994 è stata usata da Mike Burrows per dare origine al motore di ricerca Alta Vista. Karen è stata anche promotrice di una campagna per l’hi-tech “femminile”. “Penso – ha detto – che sia molto importante avvicinare le donne all’informatica. Il mio motto è: l’informatica è troppo importante per essere lasciata agli uomini”.

Radia Perlman: la madre di internet (1951).

Internet per come lo conosciamo oggi potrebbe non esistere, senza le invenzioni di Radia Perlman. Amando la matematica fin da bambina, la scienziata dedicò la sua vita alla computer science, sviluppando il protocollo STP, colonna portante del web.

Sophie Wilson: gli smartphone si devono anche a lei (1957).

Ha realizzato uno dei primi pc e progettato microprocessori per smartphone. Nata a Leeds, in Gran Bretagna, ha studiato informatica a Cambridge e, durante la sua prima vacanza estiva, ha sviluppato un cow-feeder automatico. In seguito ha disegnato l’Acorn System 1, un microcomputer da 8-bit per hobbisti, poi prodotto e messo in commercio dall’azienda britannica Acorn Computers a partire dal 1979. Assunta ad Acorn, insieme al collega Steve Furber ha impiegato meno di una settimana per disegnare e implementare il prototipo di quello che è diventato il BBC Microcomputer. Ed è stato un successo: negli anni seguenti sono stati venduti milioni di BBC Microcomputer a singoli utenti ma soprattutto alle scuole di tutto il Regno Unito. Successivamente Wilson e Furber hanno realizzato altre soluzioni innovative, tra cui il processore Arm, oggi utilizzato per migliaia di diversi prodotti, dai cellulari ai tablet, dalle televisioni digitali ai videogames. Attualmente il numero di processori Arm venduti ammonta a 30 miliardi, ovvero oltre quattro processori per ogni persona sulla terra.

Fonti: economyup.it