Tutti pazzi per il VHacks: il primo hackaton in Vaticano

K2NewsTutti pazzi per il VHacks: il primo hackaton in Vaticano
20.03.2018 admin News

Accostare la parola hackathon al Vaticano potrebbe sembrare un azzardo. E invece il “VHacks” (questo il nome dell’evento) è andato in scena dall’8 all’11 Marzo conquistando tutti i partecipanti. Alla conferenza stampa di presentazione, nella Radio Vaticana, presenti il mons. Lucio Ruiz, della Segreteria vaticana per la comunicazione, e padre Eric Salobir, del think thank “Optic”. Come spiegato dallo stesso mons. Ruiz, è stato lo stesso Papa Francesco a volere che l’iniziativa si chiamasse “Vatican Hacks”, per imprimere il segno distintivo del Vaticano in questo evento.

Quattro, invece, i motivi principali per cui si è scelto di organizzare una manifestazione del genere: i migranti e i rifugiati, il dialogo interreligioso e l’inclusione sociale. E quale migliore sede se non un luogo internazionale e riconosciuto da tutti come il Vaticano per promuovere l’evento? Un luogo, la Santa Sede, che si è posto l’obiettivo di enfatizzare la potenza del lavorare insieme tra intelletto e fede, mettendo la scienza e la tecnologia a servizio di chi ha bisogno. L’organizzazione di un evento come il VHacks, però, non deve sorprendere troppo. Papa Francesco, infatti, si è da sempre distinto nell’uso del social media: il suo account Twitter Pontifex vanta più di 17 milioni di iscritti e quello Instagram oltre 5 milioni. Senza contare il suo intervento al TED Talk il 25 aprile del 2017.

VHacks mania: università prestigiose, ospiti illustri e società da tutto il mondo

Al VHacks, hanno partecipato circa 120 giovani, provenienti da 57 università in cinque continenti, scelti in base ai loro risultati accademici e al loro modo di pensare innovativo, pronti ad ascoltare e confrontarsi con esperti di diversi settore come le neuroscienze, la robotica, le scienze computazionali, l’intelligenza artificiale e l’etica. Come non sottolineare poi, le importanti partnership con università come il MIT o Harvard e aziende quali Google, Microsoft e Tim. Tra gli ospiti presenti, da citare Alberto Carrara neuroeticista italiano, docente dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica), Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e Membro della Pontificia Accademia per la Vita.

Lo stesso Carrara è intervenuto sul tema della tecnologia quale acceleratore dello sviluppo sostenibile e assieme a lui ci saranno Paolo Bergamo, SVP & GM of Field Service and Mobile at Salesforce; Carlo d’Asaro Biondo, Presidente EMEA Strategic Relationships di Google; Giorgio Sardo, Senior Director di Microsoft; e Wilson Tang, CEO di YumeBau. Modererà Elise Harris, giornalista di Catholic News Agency. “Sono onorato di poter partecipare a questo incontro su una tematica emergente così innovativa e che sta vedendo, sin da oggi, la presenza di tanti giovani – commenta Carrara –. La tecnologia separata dall’etica rischia di scadere in logiche di dominio e dominazione che escludono la maggioranza dei nostri simili.

Le idee premiate: la tecnologia al servizio del sociale

Ma quali sono state alla fine le idee premiate al VHacks? Tra le proposte, molte app per coordinare il volontariato, aiutare i migranti a contattare le loro famiglie e a sensibilizzare la solidarietà. Tra tutte quelle che hanno riscosso maggiore successo sono le seguenti:

  • un’app che aiuta i medici a conoscere il quadro diagnostico dei rifugiati tramite un database condiviso,
  • un’applicazione per mettere in rete gli eventi legati al volontariato
  • un viaggio in realtà aumentate tra le religioni del mondo.

I premiati vengono dall’Università di Calgary, in Canada, e dalla Georgetown University di Washington Dc.

fonti: agensir.it; vaticanews.va; askanews.it; aise.it; tomshw.it;